venerdì 21 giugno 2013

Emergenze

Puntuali come sempre, anche quest’anno, con l’inizio dell’estate (che si è fatta attendere ma direi che adesso è arrivata) sono esplosi i servizi dei Tg sull’emergenza caldo, in cui gli esperti consigliano come affrontare l’afa che assedia le città del Bel Paese. Ovviamente, i consigli sono sempre gli stessi: non uscire nelle ore più calde della giornata, bere tanta acqua e reintegrare i sali minerali persi, avere un occhio di riguardo per le persone anziane e per i bambini, ecc. Ma dai? Scoperta l’acqua calda! Ma la cosa sorprendente è proprio il fatto che un telegiornale debba montare un servizio su questo tema e mandarlo in onda ogni anno. Come se la gente da un’estate all’altra si rincretinisse del tutto scordandosi le giuste maniere per resistere alla canicola. E poi, come dice a proposito mia mamma, «ti fanno già venire caldo solo a sentirli parlare!». E la consuetudine importata dagli Stati Uniti qualche anno fa ‒ anglofonizzazione del linguaggio, colonizzazione a stelle e strisce degli usi e (s)costumi, americanizzazione dello stile di vita ‒ di battezzare gli anticicloni con un nome infernale, certo non aiuta a farci tirare un sospiro di sollievo. Ma c’è un altra questione che mi stupisce, vale a dire proprio il fatto che sia un telegiornale nazionale a doverci insegnare il manuale di sopravvivenza contro l’afa. Ciò, secondo me, dimostra che stiamo perdendo sempre di più un prezioso bagaglio di informazioni necessarie per la sopra(v)vivenza su questo pianeta. Perché un tempo ogni individuo sapeva come difendersi dal caldo, avendo imparato da un sapere muto e adespoto, di cui la collettività in cui cresceva si faceva portatrice, le nozioni basilari sul problema. Tutti i popoli, in altri termini, hanno escogitato nel corso dei secoli delle strategie più o meno funzionali di sopra(v)vivenza, delle tecniche appropriate per resistere all’ambiente da essi occupati, tenendo conto, per esempio, della sua configurazione morfologica, delle caratteristiche geologiche e atmosferiche. Basta pensare all’abitudine tipicamente mediterranea di intonacare le case di bianco, per respingere i raggi solari; oppure all’uso di abiti di lana sia in estate che in inverno, data la sua proprietà di isolare il calore, in voga tra le tribù nomadi dei deserti sahariani. Oggi, invece, sappiamo far funzionare un tablet, ma non sappiamo come adeguarci alle variazioni climatiche. E che ce lo debbano dire i Tg, a me pare abbastanza paradossale.

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