lunedì 19 agosto 2019

In mare (8 agosto 2019)


Di quanta bellezza è capace il mare
quando accoglie sulle onde stelle
che scintillano al suono del sole,
quando giochi di spruzzi danzano
sulla cadenza di schiuma e scogli.
Quando intesse voci e reti,
quando ospita colori e cristalli
e convoglia senso e sogni, sale e coralli
e correnti e vertigini di luce,
e custodisce il brivido del viaggio,
la ricchezza dell’ignoto, meraviglia e scoperta dell’incontro,
come specchio del sole e scrigno di vita.

Di quanta violenza è teatro il mare
quando vite spezzate lo solcano
come faro di disperata speranza e dannata via di salvezza.
Quando convoglia catene e scorie,
quando imprigiona rotte e scafi
sui fondali abissali.
E quando seppellisce destini
e scaraventa ossa sugli scogli,
e come nero inchiostro cancella storie
nel silenzio del sonno che rabbrividisce
nella miseria della terraferma.
Quando il sale brucia la pelle
e il sole corrode le anime
avvolte in mantelli dorati che
scintillano come onde infilzate dal vento.

martedì 21 agosto 2018

Filosofia ed ecologia: l’etica del vivere secondo natura



L’obiettivo del mio intervento è di mostrare come la distruzione dell’ambiente naturale sia deleteria per la nostra vita: non solo per la sopravvivenza del genere umano sul pianeta Terra, ma soprattutto per la qualità dell’esistenza di ciascuno di noi. Lo scopo ultimo di questa relazione è perciò la necessità di preservare le risorse naturali come elemento imprescindibile di un ben-essere integrale per l’umanità.

Consumismo e società dello spreco

Si dice che il mondo occidentale viva nella “società del benessere”: una civiltà altamente sviluppata caratterizzata da elevato reddito pro capite finalizzato all’acquisto di beni di consumo. Questa società è in effetti il risultato di un processo storico iniziato in Inghilterra nell’800 con la Rivoluzione industriale, che si è poi diffuso nel secondo dopoguerra col cosiddetto “Boom economico”, che investì l’Europa negli anni ’60-’70 del XX secolo.   
Questo processo ha senza ombra di dubbio determinato un importantissimo progresso generale della società, portando evidenti benefici per l’intera umanità, la quale è sempre più capace di controllare le forze della natura. Infatti, i geologi hanno inventato un apposito termine per la nostra epoca, che è stata definita “Antropocene”: una nuova era geologica, in cui per la prima volta nella storia i maggiori cambiamenti naturali (climatici, territoriali e strutturali) sono causati dall’attività dell’uomo e non dalla natura stessa.
Tuttavia, l’Antropocene ha comportato anche degli effetti collaterali che sono stati purtroppo trascurati, e che oggi minacciano la stessa qualità della nostra vita. Vorrei allora mostrare alcuni esempi che testimoniano l’altra faccia della medaglia del consumismo, per considerare il paradosso in cui ci troviamo: che la società del benessere è degenerata in una forma di malessere o, comunque, in un benessere soltanto parziale.
Un primo aspetto negativo è rappresentato dai cambiamenti climatici, esemplificati innanzitutto dall’aumento globale delle temperature, responsabile dello scioglimento dei ghiacciai che, a sua volta, causa l’innalzamento delle acque – un serio problema per le località costiere e le isole.
Ma i cambiamenti del clima si verificano anche sotto forma di fenomeni meteorologici estremi, come quelle che vengono chiamate “bombe d’acque”, e che mettono in pericolo le città.
Un altro effetto indesiderato dell’Antropocene è l’inquinamento dell’aria, a causa di un uso eccessivo di combustibili fossili come i derivati del petrolio, che immettono nell’atmosfera i famosi “gas serra” – sostanze nocive che respiriamo quotidianamente.
L’inquinamento colpisce anche le acque, tant’è che negli oceani esistono delle vere e proprie isole di plastica galleggianti. Questi rifiuti diventano particelle che, dopo essere ingoiate dai pesci perché scambiate per plancton, finiscono anche nel nostro stomaco. Senza contare ovviamente i danni che provocano alle altre specie animali.
D’altra parte, il problema dei rifiuti è una conseguenza inevitabile della società del benessere: più si consuma e più si produce spazzatura.
Ma il malessere della società del benessere si manifesta anche sulla nostra salute: per esempio, l’abuso di certi pesticidi chimici usati in agricoltura, insieme a uno stile di vita scorretto, riduce la fertilità maschile.
Questi fenomeni rappresentano i segnali di ciò che la comunità scientifica ha definito “crisi ecologica”: la situazione precaria in cui vive la popolazione mondiale, causata da sovrasfruttamento e spreco di energia e risorse naturali.

Ben-essere

Perché è successo tutto questo? La biosfera, ci dicono gli scienziati, ha dei limiti planetari: una volta superati, la vita è in pericolo. Alcuni di questi limiti, però, oggi sono già stati oltrepassati, come la riduzione di biodiversità, cioè la varietà di specie viventi, tanto che secondo qualche studioso sarebbe già cominciata la sesta estinzione di massa.
È evidente perciò che non è sostenibile una crescita economica infinita in un pianeta con risorse finite! dobbiamo allora prenderci cura della ricchezze della biosfera, l’unico pianeta di cui al momento disponiamo.
Anche perché le risorse naturali offrono quelli che gli esperti definiscono “servizi ecosistemici”, che garantiscono la vita sulla Terra, e che stanno alla base del nostro benessere collettivo. L’immagine sottostante schematizza tutti i servizi che la natura ci fornisce spontaneamente ogni giorno: di approvvigionamento, supporto, regolazione e anche di tipo culturale.


Insomma, alla base della società e dell’economia c'è l'ambiente. Infatti, tutto il sistema produttivo dell'essere umano si regge sulla natura, tant'è che ecologia ed economia hanno la stessa radice "eco", che in greco antico significa "casa" – la fonte gratuita di ogni materia prima.
Pertanto, per continuare a godere dei servizi elargiti dalla natura, fondamentali per una vita di qualità all’insegna di un ben-essere integrale, occorre imparare a vivere secondo natura. Questa tesi non significa subire passivamente le forze della natura, bensì agire in accordo, in sintonia, in armonia o in equilibrio con la natura.
Per concludere, in che modo è possibile mettere in pratica il principio del vivere secondo natura? In due modi: da una parte, occorrono misure dall’alto, vale a dire interventi politici e giuridici al fine di trasformare la crescita esponenziale dell’economia in uno sviluppo sostenibile. Dall’altra, è però necessario un cambio di paradigma dal basso: un mutamento di mentalità e di atteggiamento da parte delle persone, che si concretizzi in azioni come ridurre i rifiuti e differenziarli, usare meno l'automobile privata, non sprecare acqua e cibo ecc.
Solo in questo modo sarà possibile passare da una società dello spreco a una società “eco”, da un benessere parziale a un ben-essere integrale, che caratterizzi l’Antropocene con un nuovo umanesimo ecologico improntato a una cultura dell’abitare saggiamente la nostra grande “casa” comune.




martedì 7 marzo 2017

Terra – Le Luci della Centrale Elettrica

Dalla provincia ferrarese all'intero orbe terracqueo, il passo è breve. Soprattutto se ti chiami Vasco Brondi, e hai lo stesso nome dell’esploratore che per primo navigò dall’Europa fino in India. E lo stesso nome di un altro cantautore emiliano che – comunque la si pensi – ha esplorato con la sua musica parlata o gridata lande desolate e continenti sommersi della psiche umana. Vasco Brondi, alias Le Luci della Centrale Elettrica, d’altra parte è uno abituato a viaggiare con le parole, dal quartiere di casa sua alle galassie più lontane dello spazio cosmico. 


Una tribù che sballa

Un lavoro etnico, si è detto della sua ultima esplorazione discografica. Come se i precedenti suoi album non fossero già abbastanza “etnici”, nel senso di indagini socioantropologiche sugli usi e costumi di questa umanità liquida nei tempi postmoderni – Bauman docet.

Il nuovo disco, ad ogni modo, è effettivamente valida espressione di Cantautorato World Music, soprattutto a livello tematico. Ma anche in materia sonora, data l'aggiunta di percussioni, cori e arpeggi a loro modo tribali. Si tratta allora di una creativa perlustrazione della nostra tribù multiculturale, che erra nomade tra i jet lag e i Non-Luoghi del Villaggio Globale. 

È un Vasco Brondi decisamente più maturo, che lascia crescere i basettoni in una folta barba hipster-mediorientale, accorcia i capelli arruffati e sostituisce le occhiaie con uno sguardo più fiero che scruta oltre la linea dell’orizzonte.  



Luci più luminose

Dalla cupe vicende esistenziali di un'adolescenza periferica, al narrare i fatti del mondo gettato nel XXI secolo. Questo è il grande passo delle Luci, che paiono adesso vedere le cose attraverso uno spiraglio di maggiore speranza. Armonie più brillanti, note cantate in maniera più netta, più corde che vibrano come cristalli e meno distorsioni elettromagnetiche da ferro arrugginito. Cambiamenti visibili già a partire dalla copertina (persino vagamente coldplayiana): monoliti fluorescenti su un suolo arido, dolmen e menhir psichedelici eretti verso un cielo in tenue tramonto pastello. Che possono essere totem di pietra dipinta da una specie in via d'estinzione, segnali di SOS per alieni o semplici costruzioni infantili. 

Insomma, un diario del Pianeta Blu che sta diventando sempre più scolorito. Un audiolibro di favole metropolitane o fiabe urbane, un notiziario in versi tra titoli di cronaca, paragrafi narrativi, immagini poetiche e riflessioni filosofiche. Alla ricerca di risposte, ma soprattutto di domande.


mercoledì 8 febbraio 2017

"La La Land": quando vivere nella realtà significa essere nel mondo dei sogni

Il jazz e il teatro: due specie in via d’estinzione, che il giovane e sorprendente regista Damien Chazelle riesce magicamente a riportare in vita grazie al suo ultimo, strabiliante film, La La Land.



Tra le stelle di Hollywood 

Una pellicola d’altri tempi, che riesce a raccontare in modo straordinariamente attuale la contemporaneità: è questo l’incantesimo del pirotecnico e onirico musical in questione. Un lungometraggio che straborda di vita da ogni inquadratura, dove il piano sequenza – tecnica di ripresa fluida, tornata in auge da maestri come Alejandro González Iñárritu (Birdman, Revenant) – diventa non solo esempio di virtuosismo tecnico, ma strumento ottico caleidoscopico e vertiginoso per lo spettatore.

Un film d’evasione che si trasforma gradualmente in sottile racconto drammatico, attraverso un’evoluzione di stile, forma e contenuti che parte dalle surreali e grottesche scene iniziali, fatte di balletti e ritornelli da classica commedia musicale anni ‘50, per arrivare a dialoghi di fine intensità psicologica. È la magia del cinema, fabbrica dei sogni per eccellenza, che si avvale qui del potere della musica per comunicare una storia passionale, che fa provare al pubblico l’ampio spettro delle emozioni. Già, perché sia il jazz che il teatro (e il cinema, ovviamente) sono molto di più che due semplici forme artistiche: sono due modi di vivere che implicano passione, sudore, abnegazione, rabbia, gioia, follia, perseveranza.



Stone e Gosling brillano

Spumeggiante gioia policromatica e calma malinconia sono i due ingredienti che Chazelle mischia in maniera alchemica: sole e luna, giorno e notte, luci della ribalta e buio underground scandiscono il ritmo dell’opera, in cui il canto, la danza e la musica diventano momenti metaforici delle varie stagioni dell’esistenza.

Non mancano temi culturali di ampio respiro quali la critica raffinata ai facili tormentoni del pop mainstream, e ai tic dello star system hollywoodiano. Di converso, emerge l’elogio al lavoro artigianale di qualità, che si ottiene dopo anni di investimento in termini di risorse ed energie.

Vita e sogno, dunque, anzi vita come sogno ambizioso di realizzare i propri desideri. Merce rara, quella dei sogni, nell’epoca precaria della crisi finanziaria, simboleggiata dal così autentico schermo rotto dello smartphone della co-protagonista Emma Stone. Ma i sogni, come ci mostra Chazelle, sono capaci di portarci in alto, sino a danzare poeticamente come stelle tra galassie e nebulose, ma anche lontano dagli affetti più cari.

Non mi dilungo sulle interpretazioni perfette degli attori, Ryan Gosling ed Emma Stone in testa. Solo qualche cenno sui loro personaggi. Lui, b-side dionisiaco e purista del jazz: aristocratico di spirito e a caccia di piano bar per tirare a fine mese con la musica. Lei, aspirante attrice apollinea, che serve il caffè alle dive degli studios, per campare tra un provino e l'altro. Due giovani esistenze che vivono di velleità per raggiungere le loro visioni.
     
Insomma, La La Land ha esaltato la critica e diviso in due il pubblico tra chi lo ha amato e chi lo ha detestato. Solitamente capita così ai capolavori.

mercoledì 4 gennaio 2017

L'anno che verrà...per l'ambiente




Il 2016 è stato l’anno più caldo della storia – almeno da quando si rileva la temperatura con criteri scientifici –, come ha riportato il Rapporto dell’agenzia meteo dell’ONU per la Cop22 (nonostante il negazionismo climatico del neo Presidente Usa Donald Trump…). Le principali cause sono, da una parte, l’intensa corrente proveniente dal Pacifico sudorientale chiamata El Nino; dall’altra, l’intensificarsi delle attività antropiche.



150 anni di "ecologia"


Inoltre, l’ambiente in Italia fa notizia, anche se la stampa è ancora poco green. È il dato che abbiamo commentato qualche articolo fa, analizzando il Rapporto 2016 “L’informazione ambientale in Italia”, promosso da Pentapolis Onlus, in occasione del 3° Forum nazionale “Ambiente tra informazione, economia e politica”.


Sono notizie poco confortanti, a maggior ragione proprio nell’anno che celebra i 150 anni dell’ecologia. Infatti, era il 1866 quando il biologo tedesco Ernst Haeckel coniò il termine “ecologia” per designare quella disciplina che studia gli esseri viventi nel loro rapporto con l’ambiente. Una parola che negli anni a venire ha assunto una valenza notevole, fino a diventare il concetto chiave della tutela ambientale e dell’equilibrio con la natura. Ne ha parlato, tra gli altri, Alberto Basset, presidente della Federazione delle Società Europee di Ecologia, su Radio3.


Verde speranza

Tuttavia, ci sono state anche delle buone notizie sul fronte della sostenibilità ambientale. Una di queste è che la green economy italiana è fra le migliori in Europa, come rileva Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, nella Relazione sullo stato della Green Economy 2016.

Cosa ci riserverà, infine, l’anno nuovo? Per esempio, il quotidiano La Stampa ci informa che Pantone – l’azienda leader nella gestione dei colori nel mondo dell’industria e della chimica – ha eletto il “greenery” come colore del 2017. Si tratta di una tonalità che mischia il verde e il giallo simboleggiando una filosofia “ambientalista”.

Certo, vestirsi di verde non sarà affatto necessario per arrestare il cambiamento climatico. Ma può essere un segnale del cambiamento di mentalità della società.

lunedì 5 dicembre 2016

L'Austria dice sì al Presidente verde

Mentre in Italia ha vinto il NO al referendum costituzionale, e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato le dimissioni, nella Repubblica Austriaca è stato eletto un professore ecologista.



“È davvero un giorno storico”, hanno commentato i copresidenti del partito dei Verdi europeo Reinhard Butikofer e Monica Frassoni. “Vincono europeismo e solidarietà”, sono state le prime parole di Alexander Van der Bellen, il candidato dei Verdi diventato il 9º Presidente della Repubblica Austriaca, dopo aver conquistato il 53% di voti. 


Il Presidente “sostenibile”

L’anziano professore ecologista è stato eletto durante la ripetizione del ballottaggio svoltosi il 23 maggio scorso, che Van der Bellen aveva già vinto, ma che era poi stato annullato quest’estate per irregolarità procedurali nello spoglio dei voti per corrispondenza. Lo sconfitto è Norbert Hofer, populista ultranazionalista ed euroscettico appartenente al partito di estrema destra xenofobo, che aveva anche lanciato l’ipotesi di una Oexit, cioè l’uscita dell’Austria dall’Ue. 
Ha vinto invece un figlio di profughi, poiché entrambi i genitori - padre russo di origine olandese e madre estone - emigrarono in Tirolo, all'epoca parte del Reich tedesco dopo l'invasione dell'Estonia da parte dell'Unione Sovietica nel 1940. Van der Bellen è così cresciuto nel Kaunertal, la splendida valle incastonata tra le montagne tirolesi. A Innsbruck inizia la sua carriera accademica come professore di Economia. A Vienna entra in contatto con la politica: prima coi socialdemocratici, in seguito si aggrega al movimento ecologista in occasione delle proteste del 1984 contro una centrale nucleare sul Danubio.



Le reazioni sui social

Van der Bellen, il presidente “sostenibile”, è inoltre portavoce di un'idea di Europa multiculturale e tollerante, sostenendo la solidarietà come risposta alla crisi dei migranti. Esponente dello schieramento progressista, rappresenta perciò il politico che può fermare l’onda lunga di Trump e della Brexit. 

La notizia ha rimbalzato sui social network. Su Twitter Monica Frassoni, Co-Presidente del Partito Verde Europeo, ha cinguettato: “Vince #VanDerBellen #austria verde! Ma anche libera, tollerante, aperta, allegra!!”. Anche Paolo Gentiloni, nostro Ministro degli Esteri e della cooperazione internazionale, ha espresso il suo parere positivo: “La vittoria di #VanDerBellen in Austria è davvero una bella notizia per l'Europa”. “Spero che Renzi vinca il Referendum”, aveva invece auspicato il neo presidente austriaco. Come sappiamo, per il referendum costituzionale italiano è andata diversamente.

martedì 29 novembre 2016

Benvenuti a Italia: città fantasma della Florida

Esiste un'Italia negli Usa. E non si tratta di Little Italy, e nemmeno delle comunità di connazionali emigrate – magari da generazioni – nel Nuovo Mondo, che ogni anno celebrano il Columbus Day per ricordare la Madre Patria – magari ancora baciando le mani a qualche padrino. Si tratta invece di un villaggio situato nella Contea di Nassau, nello Stato della Florida.


In realtà, non è una città vera e propria, ma un cosiddetto census-designated places, che sta per "area non incorporata", ossia un posto che a differenza di city, town e villagenon possiede un modello amministrativo legalmente riconosciuto. Adesso Italia è pressoché un non-luogo: ma vanta una storia che merita qualche cenno.



L'Italia d'America


Italia fu fondata nel 1882 da un imprenditore di origine irlandese chiamato William MacWilliams, che scelse quel nome perché la località ricordava il Bel Paese, in virtù del suo clima temperato e della forma peninsulare della Florida, non a caso soprannominata all'epoca "L'Italia d'America".

Precisamente, il sito si trovava al 18º miglio della Florida Transit Railway. Il proprietario della ferrovia, un certo senatore David Yulee, persuase MacWilliams a erigere in quel punto una fabbrica di mattoni, promettendo di comprare subito un milione di laterizi.

Così a Italia spuntarono oltre all’impianto anche un deposito, un ufficio postale e un emporio. Il piccolo villaggio iniziava a svilupparsi economicamente, tant’è che l’anno successivo, tale Nathan Levan edificò uno stabilimento di scandole in legno per tetti, e tale Andrew Higginbotham vi realizzò una segheria. Il risultato è che nel 1885 il sobborgo Italia vantava oltre 100 abitanti.




Fine della corsa


Le attività economiche del villaggio iniziarono piano piano a brulicare. Nel 1905 Thomas Shave vi si trasferì dalla Georgia per costruire una distilleria di trementina, una resina particolare che si ottiene dall’incisione di un albero. In seguito Shave lasciò la fabbrica al figlio di Higginbotham, quello della segheria e, in pochi anni, la trementina divenne il prodotto tipico di Italia.


Tuttavia, la principale fonte di ricchezza di Italia rimaneva sempre la vecchia ferrovia, grazie alla quale i manufatti locali raggiungevano i mercati. Finché, intorno al 1920, la tratta dei binari fu deviata, tagliando fuori Italia. Perciò, le attività produttive furono costrette a serrare i battenti, o a trasferirsi in zone migliori. Un ultimo tentativo di rianimare l’economia di Italia fu tentato negli anni ’30, quando venne realizzata la State Route 200, la nuova superstrada parallela alla ferrovia. Ma ormai era troppo tardi: il sogno della piccola Italia era già sfumato; essa andava ad aggiungersi alle altre ghost town d’America.