venerdì 18 novembre 2016

Bob Dylan e comunicazione ambientale

Oramai è diventata virale la notizia del “gran rifiuto” di Bob Dylan (nato Robert Allen Zimmerman) ai “parrucconi” di Svezia. Così, se la consegna del Nobel al menestrello del rock già aveva acceso un vivace dibattito tra apocalittici e integrati sulla musica come forma di letteratura, adesso la vicenda si è fatta ancora più scottante.
Proprio nel momento in cui il miliardario Donald Trump – secondo il quale il cambiamento climatico risulta nientepopodimeno che una “cavolata” – pare allora interessante indagare il contributo di Dylan, se non alla letteratura più alta, per lo meno alla comunicazione ambientale.


Il La del movimento ecologista Usa

Effettivamente, l’epoca in cui Dylan ha iniziato la sua carriera artistica ha dato, per così dire, il La al movimento ecologista statunitense, amplificando i malumori del periodo. Durante i cosiddetti Sixties, infatti, la gente incominciò a sperimentare modelli di vita alternativa più vicini alla natura, grazie anche al fatto che alcuni temi ambientali furono introdotti al grande pubblico dalle canzoni di Pete Seeger, Jimi Hendrix, Joni Mitchell e, appunto, Bob Dylan.

Nel 1963, per esempio, Dylan incise A Hard Rain’s A-Gonna Fall, dove viene toccato il tema del rapporto tra uomo, tecnologia e natura. Il brano diede voce alla paura diffusasi tra le persone a causa della corsa agli armamenti atomici. In questo caso, Bob Dylan riuscì a fondere in un nuovo prodotto di massa, destinato al mercato discografico, la popular music e la canzone di protesta a stelle e strisce.


Aria tossica a casa nostra  

Già dai primi versi del pezzo si respira una sensazione di olocausto atomico, descrivendo le malefatte nucleari degli uomini contro una natura incontaminata. L’immagine di un paesaggio di morte e desolazione stride perciò con la dolce armonia degli accordi di chitarra. Il cantautore, in altre parole, intravide i pericoli insiti in certe attività umane, che mettono a repentaglio la salute del pianeta (e dell’uomo stesso ovviamente), comunicando con note e parole la tetra visione di un futuro incerto per la sopravvivenza dell’ecosistema terrestre – la nostra Home Sweet Home.
E cosa succederebbe, allora, se ci risvegliassimo e scoprissimo all’improvviso che il futuro cantato da Dylan assomiglia al nostro presente? La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento…



mercoledì 9 novembre 2016

Syria (1° novembre 2016)


Fuori ci sono le bombe
e io non ho più casa.
Solo pietre e detriti,
macerie di cielo e sogni infranti,
petali arrugginiti e brandelli di versi sbiaditi.
Non esiste più un dentro e un fuori,
notte e giorno, un alto e un basso,
un giusto e sbagliato.
Il fumo copre il sole e le stelle,
le nuvole salgono dalla terra
e il fuoco esplode in tramonti di sangue e fango
su questa mezza luna sterile.
Corpi accartocciati 
e urla incastrate nel cemento,
tra ferro cartucce e mortai.
Il vento puzza di gasolio
e porta sabbia del deserto
e frammenti di conchiglie 
dalle spiagge dorate,
insieme ai cristalli di sale delle rocce amaranto
e ai canti dipinti dalle onde del mare,
e foglie e danze e spezie.

Qui ci sono le bombe
e io non ho più casa.
Qui c’è la guerra
e io non ho più pace.
So che nella notte
i fiori risorgono 
per brillare di luce e rugiada,
come verdi diamanti,
gemme di silenzio.

martedì 1 novembre 2016

In guerra per amore di Pif: la “iena” che ride e commuove

Il sentimento che tutto move, e la più ignobile delle nefandezze umane. Come si può portare l’amore nel bel mezzo della guerra? Solo un ingenuo sognatore come Pif (al secolo Pierfrancesco Diliberto: regista, attore, conduttore televisivo e radiofonico) poteva riuscirci.

In guerra per amore è il suo secondo (capo)lavoro, dopo l’altrettanto più che riuscito La mafia uccide solo d’estate (recentemente trasportato in formato serie tv dalla Rai). Il Peter Pan dello schermo italiano dimostra nuovamente la sua intelligente bravura e le sue doti artistiche, presentando un importante episodio della storia nostrana – la “liberazione” della Penisola per mano dell’esercito statunitense – in una chiave pedagogica ma non didascalica, toccante ma non patetica.


Ciò che, più di ogni altra cosa, è apprezzabile dello stile di Pif è senz’altro la capacità di parlare al Pubblico con la “P” maiuscola, nel senso che riesce a comunicare attraverso un registro linguistico fruibile da un ampio spettro di spettatori – che sono poi i paganti ai botteghini che tengono in vita i cinema e il cinema. Tuttavia, senza strizzare l’occhiolino al becero populismo qualunquista. Anzi, il suo è un cinema impegnato civilmente e politicamente, nell’originaria accezione del “vivere insieme”.

Il film è allora una commedia drammatica, in grado di smuovere le coscienze della platea, incastrando abilmente scene divertenti e momenti tragici, battute ironiche e fotogrammi colti (vedi la messinscena della celebre fotografia di Robert Capa, scattata proprio in Sicilia nel 1944. Oppure la fine del duce Benito Mussolini, il quale finisce appeso a testa in giù sullo stendibiancheria di un davanzale, condannato dall’esasperazione di un popolo illuso e affamato).


La famosa fotografia di Robert Capa a Troina, in Sicilia:
un contadino mostra a un soldato americano la direzione presa dai tedeschi. Da http://www.comune.troina.en.it/robert_capa.html 

Il Testimone di MTV documenta così una testimonianza poco nota della storiografia tricolore: la commistione tra mafia e Yankees nella ricostruzione post bellica. Creazione e distruzione. L’Italia si costruisce grazie all’aiuto dei forestieri americani, mentre viene disfatta da quegli italiani fantocci, manovrati come pupi dai connazionali emigrati padrini d’oltreoceano.

Il racconto della cinepresa segue perciò le gesta coraggiose e le scelte esemplari di uomini e donne che hanno cercato stoicamente di salvare il nostro Paese dalle malefatte della criminalità, organizzata o meno. Vengono poi toccati di lato vari temi, come l’omosessualità in un epoca (…) dov’era un tabù; la condizione femminile e la questione meridionale, oltre ai tic e ai vetusti problemi del Sud della Stivale.

L’amore per Flora, l’adorata del protagonista, diventa così ardore per la patria, ma spogliata di ogni nazionalistico e sciovinistico decoro militare. Insomma, un film patriottico e non patriottistico, che proietta ideali privi di ideologia.


In conclusione, Pif si cala ancora una volta nella parte del sempliciotto ragazzo di campagna, con quel sorriso un po’ scimunito, e quell’espressione un po’ così, ma con gli occhi che brillano e il cuore grande, capace di modellare plasticamente i lineamenti della maschera facciale delle persone facendole ridere, piangere, comprendere, agire. Per il Bene, la Pace, la Libertà e la Giustizia di questa Terra.

Fabio Dellavalle



lunedì 31 ottobre 2016

Al Forte di Bard assegnati gli Oscar della comunicazione ambientale

I vincitori del Premio AICA 2016 per la comunicazione ambientale






Il 28 ottobre, al Forte di Bard, hanno sfilato le “star” della comunicazione ambientale, come Paola Maugeri (Virgin Radio e MTV) e la Banda Osiris (musica, teatro, cabaret).

La Banda Osiris per la categoria “Comunicare con i cittadini (attraverso la musica) fa bene all’ambiente”; il Kyoto Club per la categoria “Comunicare i cambiamenti climatici”; Alex Zanotelli per la categoria “Premio alla Carriera Beppe Comin”. Ecco i vincitori del Premio AICA 2016per la Comunicazione Ambientale.

La cerimonia finale si è svolta venerdì 28 ottobre al Forte di Bard. Durante le serata sono stati svelati i nomi degli “Oscar della Comunicazione Ambientale”, ossia personalità, organizzazioni o campagne comunicative che si sono distinte per aver divulgato in maniera efficace le complesse questioni ecologiche.
La giuria ha scelto la Banda Osiris, per la sua formidabile capacità di divulgare le problematiche ambientali in maniera ironica e intelligente attraverso i suoi spettacoli itineranti, utilizzando gli strumenti non solo musicali, ma anche quelli del teatro e del cabaret. I rocamboleschi artisti hanno regalato al pubblico la loro simpatica e contagiosa bravura tecnica.
Il Kyoto Club, invece, rappresentato dalla responsabile dell’area comunicazione Clementina Tagliento, è stato premiato per aver promosso efficaci iniziative di sensibilizzazione nei campi dell’efficienza energetica, dell’utilizzo delle rinnovabili e della mobilità sostenibile, organizzando azioni volte ad arginare l’impatto del climate change.
Il riconoscimento alla carriera, infine, è stato assegnato ad Alex Zanotelli, missionario impegnato a livello sociale e ambientale, ispiratore e fondatore di diversi movimenti tesi a creare condizioni di pace e di giustizia solidale nel mondo. Ha contribuito al volume Curare Madre Terra. Commento all'enciclica “Laudato si'” di Papa Francesco. Ha ritirato il premio Claudio Crimi, altro padre comboniano, che è intervenuto sui problemi dell’acqua pubblica e dell’emergenza idrica.
Ospite d’eccezione dell’evento è stata Paola Maugeri: nota speaker radiofonica su “Virgin Radio”, autrice e conduttrice di programmi televisivi. La dj e vj siciliana ha raccontato ai presenti il suo esperimento ecosostenibile (poi diventato libro), La mia vita a impatto zero. Il progetto consisteva in una serie di azioni virtuose – per la Terra e il benessere dell’umanità –, allo scopo di riflettere sul consumismo e sul mercato che governa il nostro pianeta. Vegana da molti anni, Paola Maugeri ha scritto libri come Alla salute! e Las Vegans.
Inoltre, un piccolo ma significativo esempio “dal basso”, per il loro metodo di lavorare la terra nel rispetto della natura, è arrivato dal Collettivo Agricolo "LA TERRA CHE RIDE”. Si tratta di un gruppo di contadini Valdostani, che si è posto l’obiettivo di promuovere e valorizzare un modo nuovo di coltivare, per produrre frutti bio e a km0, OGM e chimica free, che propongono al mercato contadino, o durante incontri come il baratto e l’aperitivo condiviso.
Un momento simpatico è stato pure il lancio del contributo video dell’artista hawaiano Jack Johnson, il quale ha salutato e ringraziato gli amici italiani di AICA per averlo candidato come finalista al premio.
Al 1° CLASSIFICATO di ogni categoria è andato un albero da frutto di tre anni da
piantumare. Il riconoscimento è stato scelto in relazione alla natura del Premio, legato appunto alle tematiche ambientali. L’albero, infatti, rappresenta un simbolo concreto della vita sul pianeta Terra, che deve tornare ad essere un orto o un giardino dell’umanità. D’accordo con il celebre aforisma di Nelson Henderson: “Il vero significato della vita è quello di piantare alberi, sotto la cui ombra non prevedi di sederti”.

A tutti i FINALISTI sono state poi consegnate le confetture prodotte dall’Azienda Agricola ERICA di Alba (CN), realizzate con erbe spontanee e la frutta nata dagli alberi di Montelupo Albese. In aggiunta, oltre a una pergamena incorniciata, è stato abbinato il libro Prodotti di nicchia di Langhe e Roero (L’artistica editrice), scritto da Roberto Cavallo in collaborazione con la Cooperativa ERICA. All’insegna dello sposalizio tra cultura e natura, e della biodiversità. 

martedì 13 settembre 2016

Mamma Rai Vs Madre Natura

“Fine di Ambiente Italia. Andava in onda dal settembre '90, su RaiTre nazionale. Dalle 14.50 alle 15.50 per oltre vent'anni; poi spostata dalle 13 alle 14 negli ultimi tempi (nell'ora tradizionale dei tg di mezza giornata), infine ridotta a mezz'ora nell'ultima edizione. Il Paese in diretta, coi suoi mali, le sue meraviglie, le sue ambiguità. Una partecipazione corale, voci, confronti, inchieste sull'onda della stretta attualità. Per capire, supportati da fonti scientifiche autorevoli, chiedendo conto a chi di dovere. Una trasmissione onesta, utile, a disposizione dei cittadini. Di servizio. Da quest'anno è sparita dal palinsesto. Amen”. Con questo post su Facebook, il 10 settembre lo storico presentatore Rai Beppe Rovera annunciava alla rete la chiusura del programma Tv Ambiente Italia.
Sin da subito non sono mancati i commenti e i messaggi di indignazione e, quindi, di vicinanza, da parte del pubblico. D’altra parte, ci si era affezionati alla trasmissione Ambiente Italia, che formava e informava il sabato del villaggio della Penisola, raccontando la grande bellezza e le grandi bruttezze dello Stivale.
Ora il villaggio s’è fatto globale, e pare che non ci sia più spazio per una televisione che curi i contenuti, oltre che la forma. Con l’esplosione di Internet e dei social media, infatti, la comunicazione tende sempre di più a preferire l’immagine sensazionale alla parola sensata, lo scoop dell’ultima ora (ma che dico “ora”? …Secondo!) alla notizia costruita col tempo, e lungimirante verso il futuro.
D’altra parte, viviamo nella società dello spettacolo, nella civiltà dei consumi, nella cultura dell’usa-e-getta, dove tutto o quasi si trasforma in un flusso di merce che, dopo i famosi 15 minuti (secondi?) di celebrità, scompaiono nel buco nero del World Wild Web.

Eppure… eppure la Rai dovrebbe produrre servizio pubblico, al servizio della Nazione. E allora forse converrebbe rileggere qualche articolo della nostra Costituzione, per ricordarsi i principi e i fini delle istituzioni statali e non solo. Per esempio l’art. 9: “La Repubblica […] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Genera allora frustrazione, oltre che un vago senso di abbandono da parte di chi dovrebbe offrire una forma di intrattenimento culturale e intelligente, prendere atto dell’interruzione di Ambiente Italia. Come hanno evidenziato in molti, tra semplici utenti ed esponenti del mondo green tricolore (Antonio Cianciullo, Sergio Ferraris, il portale Greenews.info), si tratta di una perdita assai consistente, che va ad aggiungersi alla precedente chiusura di Scala Mercalli. “Questione di audience”, si dirà, “di spazi pubblicitari, di business, di marketing”. Tutto vero. Ma teniamo anche a mente che, per evitare uno scenario di disastri ambientali per mano dell’uomo, a causa di scarsa consapevolezza quand'anche ignoranza sulle questioni ecologiche, è necessaria più che mai una corretta informazione su tali argomenti.
Come ricorda il giornalista Sergio Ferraris, “brevettiamo in Giappone case antisismiche e poi non le costruiamo ad Amatrice”. L'Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti Unesco inclusi nella lista dei Patrimoni dell'Umanità: ben 51. Di rimando, in Pianura Padana – una delle regioni europee tra le più inquinate – “abbiamo 57 siti altamente inquinati, d’interesse nazionale o regionale con le bonifiche praticamente a zero”.
Infine, c’è pure una ragione personale che mi lega ad Ambiente Italia. Il programma, curato da Beppe Rovera e Battista Gardoncini, andava in onda su Rai 3 nazionale dagli studi di Torino dal 1990. Io sono nato proprio in quell’anno. Chissà se i miei nipoti o i mei figli saranno nuovamente in grado di occuparsi di ambiente. E di Italia.

N.B. Sul sito Change.org vi sono due petizioni per chiedere il ripristino sia di Ambiente Italia si di Scala Mercalli

sabato 3 settembre 2016

Il bar a una dimensione



"Locale pubblico dove si possono consumare, da seduti o in piedi al banco, bevande e cibi leggeri". Questa è la definizione data dal dizionario online del Corriere della Sera al vocabolo "bar". Il corsivo sulla parola "pubblico" è invece mio. E serve per porre l'accento su una dimensione che ci sta sfuggendo troppo leggermente di mano. Si tratta della dimensione sociale: la sfera interessante (dal latino inter-esse, ossia "essere in mezzo, partecipare"). 


Effettivamente, nella civiltà consumistica postmoderna si sta verificando sempre di più uno sgretolamento dei rapporti interpersonali, uno smembramento delle relazioni quotidiane a-tu-per-tu, vis-vis, corpo-a-corpo. Infatti, connessi continuamente alla "realtà virtuale" mediante schermi di tablet o Pc, ci stiamo inconsapevolmente scollegando dalla "Realtà reale". Avatar di una Second Life, l’identità di ciascuno si riduce a un profilo Facebook, la libertà d’opinione a un cinguettio e il dialogo tra individui a una chat. E' la transizione dal sociale al social, in cui i naviganti restano intrappolati nella Rete.


Sembra così che non siamo più abituati a con-vivere assieme agli altri nella vita di tutti i giorni e, perciò, quando ciò si verifica, non di rado l'impulsività si trasforma in violenza. Egomania o narcisismo esasperato paiono caratterizzare la nostra società, una volta di più chiusa in se stessa, che produce solitudine evitando il confronto con la diversità. Tuttavia, l'alterità rappresenta un prezioso elemento arricchente: sia, semplicemente, come biodiversità o varietà genetica - indispensabile per l'evoluzione e la conservazione delle specie - sia sotto forma di multiculturalismo - fondamentale per la costruzione di una esistenza improntata a un vero ben-essere.


L'etica dovrebbe allora concretizzarsi in uno sforzo, un conatus che ci permetta di schiudere la corazza di pregiudizi e istintiva xenofobia che riveste la nostra anima, per aprirci finalmente all'Altro.


Insomma, il bar è per eccellenza uno spazio sociale. Quando esso si trasforma in un self-bar, dovremmo forse preoccuparci...

venerdì 26 agosto 2016

W Verdi…Bianchi e Rossi!

Dal 27 agosto al 2 ottobre, presso il “Museo degli ex voto” di Dogliani (CN), sarà possibile visitare un’interessante mostra che esibisce i disegni del fumettista Danilo Paparelli, dedicati ai protagonisti del Risorgimento italiano. L’esibizione presenta le tavole illustrate per il volume dello stesso Paparelli, dal titolo Viva Verdi, Bianchi e Rossi (Editrice Nerosubianco), nel quale l’autore racconta, attraverso le sue vignette, i personaggi del periodo storico che ha portato all’Unità d'Italia.



Il graphic di Paparelli


Il libro, nel dettaglio, rivisita in chiave satirica e moderna le più famose autorità del nostro Risorgimento: il movimento storico di rinnovamento e rinascita politica e culturale del Bel Paese. Si tratta dunque di una galleria di ritratti, non solo grafici ma anche biografici, in cui vengono tratteggiati i valorosi combattenti e i maître à penser dell’epoca, tutti accomunati dall’idea un po’ folle di riunire i vari Stati che allora componevano la nostra penisola in una sola nazione.

Il “Viva Verdi” con cui si apre il titolo era l’acronimo di “Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia”: frase che i patrioti scrivevano sui muri delle case per incitare gli altri rivoluzionari all'insurrezione. L’aggiunta di “Bianchi e Rossi” del fumettista vuole così assumere una duplice valenza: gli altri due colori che compongono il nostro tricolore e i cognomi italiani più diffusi.

All'interno dell’opera si trova quindi una carrellata di caricature dei principali interpreti della nostra avventura storica: da Garibaldi a Mazzini, da Cavour a Vittorio Emanuele II, fino a quelli meno celebrati ma ugualmente importanti come Cristina di Belgiojoso e i Fratelli Bandiera che, anche a costo della loro vita, hanno contribuito alla causa risorgimentale.

Oltre ai disegni satirici, il libro riporta anche una breve biografia con le notizie più curiose relative a questi personaggi, che spesso non vengono citate dai testi ufficiali, ma che appassionano ugualmente il lettore. 

Insomma, è una piacevole lettura, ma anche, un insolito ripasso della storia: sia per gli adulti che vogliono ripercorrere le gesta in questa saga, sia per gli studenti che affrontano a scuola gli argomenti trattati. La prefazione del testo è affidata ad Alberto Patrucco, comico delle prime edizioni di Zelig ed editorialista di Ballarò, definito da Paparelli stesso un “autentico carbonaro della satira”.




La storia tricolore

A tale proposito, la location della mostra, cioè di Dogliani, pare proprio azzeccata. Il paese adagiato nelle Langhe ha infatti adottato Luigi Einaudi: economista, accademico, politico e giornalista, ma soprattutto secondo Presidente della Repubblica Italiana. Intellettuale di fama mondiale, Einaudi è considerato non a caso uno dei padri della nostra Repubblica. A titolo esemplificativo, nel 1944 scrisse una serie di articoli di economia politica per il Risorgimento Liberale.

Ma perché sono così importanti questo libro e questa mostra? Perché contribuiscono alla divulgazione degli ideali romantici, nazionalisti e patriottici, utili per farci ricordare le nostre origini (pur senza cadere ovviamente nel bieco sciovinismo xenofobo e nazionalistico). In effetti, sappiamo relativamente poco delle radici della cosiddetta “Italia Turrita”. Anzi, forse sappiamo più dell’Indipendece Day che ha portato alla nascita degli Stati Uniti d’America, che non le guerre d’indipendenza nostrane!

La ragione probabilmente risiede nel fatto che gli americani hanno fatto della propria Storia un’epica universale, un romanzo storico appassionante, che emoziona colui che ne viene a conoscenza e, perciò, si ricorda più facilmente rispetto all’italica cronaca antiquata. La storiografia italiana sembra boriosa perché, paradossalmente, troppo “storica”, realistica, fattuale. Al contrario, il passato a stelle e strisce si presenta nelle vesti di un grande racconto memorabile, una narrazione mitica continuamente alimentata e tenuta viva nel quotidiano tramite colossal cinematografici autocelebrativi e prose encomiastiche, e non solamente documentata su vecchi libri impolverati delle biblioteche. E poco male se la fedeltà storica, l’aderenza ai fatti e il ricorso metodologico a fonti attendibili sono messe parzialmente da parte, rimpiazzate da spettacolarità delle gesta raccontate, brillantezza del linguaggio utilizzato e marketing subliminale nell’esposizione mondiale delle proprie origini.

Concludiamo questa riflessione, scaturita dall’evento culturale della mostra di Paparelli, con una serie di titoli cinematografici che negli ultimi anni hanno risvegliato la coscienza storica degli italiani, grazie al medium di comunicazione di massa, facendo ribattere il cuore tricolore! Noi credevamo: film del 2010 diretto da Mario Martone, su sceneggiatura dello stesso regista e di Giancarlo De Cataldo, liberamente ispirato alle vicende storiche realmente accadute e al romanzo omonimo di Anna Banti. I Viceré: pellicola drammatica del 2007 diretta da Roberto Faenza, tratta dal libro di Federico De Roberto. In particolare, il film narra le vicende del Risorgimento meridionale.

Ben vengano, quindi, belle iniziative pensate per divulgare ai cittadini, mediante opere d’arte popolari e di massa, ciò che eravamo: per capire ciò che siamo e, soprattutto, ciò che vogliamo essere.